TRIDUO PASQUALE - I GIORNI DELLA REDENZIONE
"Li amo' sino alla fine"
Carissimi,
ogni anno il Triduo pasquale ci immerge nell’attualità di Gesù. Orientato verso il mistero della morte e della vita, esso apre il nostro sguardo alle realtà divine. Questi giorni ci mostrano il percorso di una grande passione. Gesù, il Figlio di Dio, si abbassa fino a terra. Viene accusato, colpito. Sul suo corpo oltraggiato si scarica la cattiveria, che produce ferite profonde nella carne e nell’anima. Il suo grido, colmo di dolore, dà voce a tutti i sofferenti.
Si può leggere l’angoscia sul suo volto provato, ma prima di andare fino in fondo, fino all’estremo delle possibilità, Gesù compie un gesto semplice, colmo di umanità e di verità. Lavando i piedi agli apostoli, egli esprime la sua solidarietà e annuncia il contenuto della sua missione sulla terra. Sì, proprio in questo modo egli dimostra di essere Dio e uomo. Colui che risorgerà si abbassa per innalzarsi di più e portare con sé tutti coloro che si affidano a lui!
La Messa in Coena Domini rappresenta il preludio e la porta d’ingresso del Triduo Pasquale. In essa facciamo memoria dell’Ultima Cena, nella quale Gesù istituisce l’Eucaristia dando compimento al rito pasquale ebraico legato all’immolazione degli agnelli e anticipando il senso salvifico della sua morte e risurrezione: Gesù è il vero agnello pasquale. Inoltre, ci invita a meditare su altri due aspetti del Mistero di questo giorno: l’istituzione del sacerdozio ministeriale e il servizio fraterno della carità. Sacerdozio e carità sono, in effetti, strettamente collegati con il sacramento dell’Eucaristia, in quanto creano la comunione fraterna e indicano nel dono di sé e nel servizio il cammino della Chiesa.
Il Venerdì santo, l’offerta piena che Gesù fa di sé stesso per la salvezza del mondo è il cuore della celebrazione di oggi. Caricandosi delle sofferenze e del peccato dell’umanità, Cristo diventa salvezza per tutti: è una salvezza personale, dunque, che viene ad incontrarci e a dialogare con noi. La totale gratuità del gesto, il disinteresse per qualsiasi glorificazione umana e l’affidamento completo nelle mani del Padre sono le caratteristiche principali della morte in croce.
Dopo il silenzio del Sabato santo, la Domenica di risurrezione è inaugurata dalla Veglia pasquale e prosegue per tutto il Giorno domenicale. Questa celebrazione notturna, è il centro dell’Anno liturgico, la celebrazione principale che genera tutte le altre nel corso dell’Anno. La notte di Pasqua è al centro della fede cristiana. Fiamma fragile nella notte, diventa fuoco inestinguibile quando l’annuncio della risurrezione si spande fino ad irradiare ogni cosa, vincendo le tenebre della notte e del male.
Gesù era stato considerato il perdente, lo sconfitto, ma in realtà è il vincitore: ecco questa è l’opera di Dio, che non solo riporta in vita il suo Figlio, ma lo fa entrare nella sua gloria. Ciò che risulta determinante è solo l’amore, quell’amore che Gesù aveva offerto per tutta la sua vita e che aveva trovato espressione nella mitezza e nella misericordia, nella compassione e nella tenerezza. Quell’amore che aveva donato fino all’ultimo, fino a entrare nel tunnel oscuro della morte. Per amore, solo per amore. L’annuncio dell’angelo provoca nelle donne una sensazione strana: sono quasi disorientate da quello che viene detto loro e avvertono qualcosa di grande, di inaudito: l’intervento di Dio, un Dio che ribalta completamente il giudizio degli uomini.
Ma al contempo c’è posto nel loro cuore per una “gioia grande”. È la gioia che provano tutti i cristiani nella notte della Veglia pasquale. Il Crocifisso è risorto e vivo. E si fa loro incontro come ha fatto con le donne. Non li sottrae alla fatica di un percorso di fede, ma li rallegra con la sua presenza, portando luce e pace nella loro esistenza.
Buon Triduo Pasquale a tutti voi.
Il vostro parroco.